Il ministro Lupi sa che per rilanciare l’economia abbiamo bisogno di far ripartire l’industria dell’edilizia perché è il settore con più alta incidenza di mano d’opera, la famosa manifattura italiana. Il Ministro sa anche che l’Abruzzo è stato decapitato del suo Capoluogo per la ferocia di un terremoto che ha lasciato 309 morti e 70mila sfollati. Dei 12 miliardi di euro che transiteranno su L’Aquila, una minima parte garantirà la salvezza della vita dei cittadini. Il motivo il Ministro lo sa già: l’adeguamento sismico non si può fare, almeno non domani né dopodomani e neppure il giorno appresso. Ma è adesso che la gente muore: perché di L’Aquila ce ne saranno altre, in Sicilia, in Calabria, in Campania, e nel resto dell’Italia ormai interessata integralmente dal problema sismico.

Una delle strade del centro storico dell'Aquila dove sono state recuperate 4 vittime

Una delle strade del centro storico dell’Aquila dove sono state recuperate 4 vittime (foto Sofia De Carolis)

Sappiamo, invece, che esistono sistemi che la gente non conosce e sui quali lo Stato ha il dovere di fare informazione affinché ciascuno possa decidere di mettere in sicurezza sé e la sua famiglia: innovazioni tecnologiche che neanche gli addetti al settore sismico pensavano fossero così numerose su tutto il territorio nazionale.
Come rileva il Consigliere Ance nazionale, nonché Past President Ance Abruzzo, Antonio D’Intino – che il 4 ottobre, all’indomani della venuta di Lupi a Pescara, ha tracciato una nota diffusa dall’Ansa – si tratta di “tecniche di prevenzione che sicuramente possono supportare il bisogno immediato di salvare la vita, e certamente non mi riferisco soltanto alla Stanza Antisimica”, che possiamo chiamare alternative rispetto a sistemi come, per esempio, le piattaforme antisismiche alle quali abbiamo creduto tutti perché ci sono state propinate come sicure al 100%.
Salvare la vita alla gente è un dovere istituzionale oltre che obiettivo primario della Protezione Civile” – prosegue oggi D’Intino. E aggiunge: “Rilanciare l’edilizia facendo spazio ai sistemi nati dall’innovazione tecnologica che sono inseribili nel contesto della normale ristrutturazione di qualunque casa è una vera manovra economica. I numeri sono ben altri dei 3 milioni di euro del Porto di Pescara e viaggiano nell’ordine di miliardi”.

SOLO PER L’AQUILA I DATI SONO QUESTI
Su 34.335 appartamenti danneggiati (dalle B alle F) saranno minimi i numeri di quelli demoliti e riedificati con “ricostruzione antisismica”, forse non arriveremo  al 10%: una percentuale troppo bassa ed insignificante per dire di aver messo in sicurezza i cittadini.
Sulle 10.836 abitazioni appartenenti alle categorie B e C si sono messe “pezze a colore”: si tratta delle famose ristrutturazioni, sulle quali chiaramente nessuno si è avvalso delle tecnologie innovative salvavita per il semplice motivo che non le conosce.
Sulle altre abitazioni si fanno le migliorie sismiche, cioè non gli adeguamenti, per cui gli edifici risulteranno “migliorati” e non adeguati a resistere e salvare dal terremoto: pensiamo alla miglioria del tetto della Chiesa delle Anime Sante, fatto in cemento armato per essere più resistente ha decretato la distruzione di un’opera di valore inestimabile.
Venendo agli appartamenti dichiarati “agibili” dopo il sisma aquilano, abbiamo un totale di 36.924: agibili ma non certo resistenti ad un altro terremoto, anche perché già messi a dura prova da quello del 6 aprile. All’Aquila chi compra li evita accuratamente, la prima domanda che pone è sempre la stessa: “è una casa ristrutturata?”.
Ci sono poi gli edifici pubblici… e qui il discorso diventa ancora più complicato e oneroso per le tasche dello Stato.
Per concludere, per stare tranquilli dal terremoto si dovrebbe ricorrere in proprio a sistemi “altri”, che bisogna andare a cercarsi da soli in un mare magnum di sedicenti ritrovati sui quali esistono sedicenti certificazioni, le più disparate e spesso anche inventate, un po’ come accade per i rubinetti cinesi, le piastrelle, i sanitari, le colle eccetera.
Insomma, un mercato abbandonato a se stesso nel quale non esistono regole alle quali fare riferimento per evitare il “ritrovato napoletano” al posto del prodotto brevettato.

CANTIERI RISTRUTTURAZIONE SALVA VITA:
1 MLD IN ABRUZZO E 15 MLD IN ITALIA OGNI ANNO
18 I MILIARDI ANNO PER IL SOLO 30%  DEL COSTRUITO
Tirando la riga per fare la somma, abbiamo che il solo mercato privato delle ristrutturazioni, incentivate ad accogliere le innovazioni tecnologiche salvavita ammonterebbe a qualcosa che assomiglia a 1 miliardo di euro soltanto in Abruzzo.
Estendendo poi la questione a tutto il territorio nazionale potremmo tranquillamente stimare che il mercato privato, incentivato da prodotti salvavita, arriverebbe ad avere una massa di oltre 15 miliardi di euro, laddove il numero degli edifici da mettere in sicurezza è pari a circa 20/25 milioni di unità abitative.
Nei prossimi 30 anni mettendo in sicurezza il 30% del costruito con un sistema salvavita, l’1% l’anno, la ricaduta più l’indotto è di 15 – 18 miliardi l’anno.
Un numero di cantieri infinito che:
– dà una certezza di salvezza immediata alle famiglie
– restituisce legalità ad un decreto legge che vuole sbloccare l’Italia ma che trascura proprio l’edilizia e l’aspetto della endemica vulnerabilità sismica italiana
riposiziona il comparto edile affamato di nuove costruzioni soltanto perché nulla è in suo potere per agire sul  costruito
Ad oggi il decreto legge Sbolcca Italia blocca la prevenzione sismica e con essa l’edilizia, cioè il 10% del Pil: accendere il motore delle  ristrutturazioni e delle riqualificazioni rigenera il comparto riconvertendone un segmento ad una nuova economia.
Su questo dobbiamo fare i conti.

Maria Paola Iannella per Madis Room- La Stanza Antisismica, Pescara, 5 ottobre 2014

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