Non si arrestano i movimenti tellurici in Italia come all’estero. Gli ultimi terremoti sul lago di Garda come in Grecia richiamano l’attenzione sulla necessità della prevenzione e della cultura di protezione civile, concetti che devono albergare nel nostro Paese al pari di tutte le altre regole finalizzate alla tutela della salute pubblica: abbiamo disciplinari, regolamenti, circolari e leggi su tutto, dagli alimenti ai giocattoli, sanzioni comprese, ma nulla di orientato alla salvezza preventiva della vita in caso di calamità sismica. Sull’argomento regna sovrano il vuoto. Siamo bravissimi negli interventi post terremoto quanto carenti nei sistemi di prevenzione: è il momento di pretendere che la sicurezza sismica sia elevata ad ESIGENZA COLLETTIVA di carattere primario. Esattamente come è stato fatto in tema di risparmio energetico.
Registriamo quotidianamente i terremoti, stiamo fermi ad aspettare che si verifichino e poi interveniamo sui danni: è ormai un protocollo. Dunque il Piano Casa va inteso come occasione per fare un passo in avanti, non può essere un provvedimento orientato al ”qui ed ora”: sarebbe una leggina che nasce già vecchia e inadeguata. Si offre, invece, quale fase interlocutoria per un piano nazionale di grande respiro, con il quale cominciare gettare le basi del riassetto del patrimonio edilizio. Un tema fortemente dibattuto, sul quale si scontrano attenzioni e aspettative di gruppi di interesse disomogenei e contrapposti.
Quale altra potrebbe essere la sede se non quella del Piano Casa e da dove iniziare a gettare il germe della riqualificazione e ristrutturazione del costruito? forse un’altra legge ancora, per mettere mano alla quale trascorreranno anni e anni? Approfittiamo di questo provvedimento, che così com’è significa poco, per innescarne altri finalizzati al rinnovo urbano. Basta poco, sarebbe sufficiente aprire il Piano Casa alle innovazioni tecnologiche antisismiche di cui il nostro Paese è gravido: non v’è motivo di ignorare le tante invenzioni di prevenzione in caso di terremoto. Si tapperebbe anche la falla aperta con l’arenamento della certificazione antisimica, sulla quale certo non possiamo rassegnarci ad una perenne battuta di arresto.
La salvezza della vita umana a fronte di un sisma di elevata potenza è possibile, lo dimostrano i numerosi brevetti, non solo il nostro. La Stanza Antisismica Madis Room è in grado di salvare la vita ed è fondamentale che venga inserita nel dispositivo come forma di prevenzione alla quale possono ricorrere tutti i privati di propria iniziativa. Le agevolazioni fiscali già ci sono, quelle per le ristrutturazioni anche, manca il passaggio intermedio: agevolare chi installa sistemi salvavita anche passivi. Negare la possibilità di salvarsi la vita perché è obbligatorio provvedere all’adeguamento sismico, che puntualmente non può essere apportato per tutti i motivi che elenchiamo di continuo, è un danno senza pari, irreparabile quale è solo la morte.
E continuare a favorire nuove costruzioni quando ormai manca anche il suolo, appare una ulteriore beffa: case antisismiche e case di legno non sono una soluzione immediata e men che meno risparmiosa. Costano solo tanto in termini di denaro, tempi di realizzazione, e risorse personali investite. L’installazione della Stanza Antisismica,

Un momento del crash test di L'Aquila del maggio 2014: la Stanza Antisismica campeggia sulle macerie, è riconoscibile dalle fasce beige che la avvolgono

Un momento del crash test di L’Aquila del maggio 2014: la Stanza Antisismica campeggia sulle macerie già durante la demolizione dell’edificio. E’ riconoscibile visivamente dalle fasce beige che la avvolgono

invece, costa quasi come la normale ristrutturazione di una stanza qualunque della casa, con la differenza che contiene e preserva le persone che vi si trovano dentro: in caso di sisma anche di violentissima entità precipita fino a terra e sopporta pesi enormi quali possono essere le macerie di un palazzo, colpi fortissimi durante la caduta e le precipitazioni di massi. Cade a terra e lì “deposita i suoi ospiti”, sani e salvi, pronti per uscire se l’intorno è sgombero o tranquilli in attesa di essere estratti dai soccorsi, con cibo aria e acqua disponibili.
Se non possiamo prevedere i terremoti come l’INGV ci insegna, cerchiamo di prevedere come salvare la vita alla gente: si chiama Prevenzione.
Se approcciamo il rischio sismico limitandoci a dire ‘verra’ o non verrà il terremotò non faremo mai passi avanti, se invece ci mettiamo nell’ordine di idee di vivere in un territorio a rischio sismico e pensiamo a strutture ed edifici che possono resistere alle scosse, allora avremo il giusto approccio” (Franco Gabrielli – Genova, 28 gennaio 2012)

Jessica, Madis Room – Pescara, 2 settembre 2014

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