U & B, “Dieci milioni di Panic Room contro i terremoti”

“Impossibile mettere in sicurezza tutte le case contro il terremoto, si possono fare solo rifugi”. Cioè Panic Room, cioè Stanze Antisismiche.

Nell’immagine Jodie Foster in un frame del film “Panic room”.

Così Giuseppe Turani su Uomini & Business il 25 agosto scorso, ormai 2016, ha voluto spiegare chiaramente e una volta per tutte  che l’adeguamento sismico è impossibile.
E che per questo l’unica soluzione è farsi un bunker in casa per salvarsi la pelle.

Lui scrive così. (Praticamente invitando tutti a mettere una Stanza Antisimica in casa propria:  la nostra Madis Room, che è anche “Panic Room”).

“Mi farò nemico anche qualche amico, ma non ne posso più di questa storia della

La rivista Uomini & Business sulla quale è apparso l'articolo di Giuseppe Turani "10 milioni di panic room contro il terremoto"

La rivista Uomini & Business sulla quale è apparso l’articolo di Giuseppe Turani “10 milioni di panic room contro il terremoto”

prevenzione, di questa favola del “bisognava pensarci prima e mettere in sicurezza le case, guarda il Giappone”.

Questa storia è una bugia che esperti e non, come quell’[….] geologo Tozzi, stanno diffondendo ovunque. E attacca perché sembra logica, razionale, dettata dal buonsenso. Invece è solo una grande bugia.

Per rendersene conto basta fissare lo sguardo su una qualsiasi bellissima casa di sassi e fango del nostro Appennino (io in una di queste ci abito, per caso). Una di quelle che l’altra notte sono crollate, seminando morte o di quelle rimaste in piedi in altre località, per fortuna.

Quanto sarebbe costato mettere in sicurezza quella casa (iniezioni di cemento nelle fondamenta, catene, tetto rifatto a norma, ecc.)? Gli esperti valutano fra i 70 e i 100 mila euro a casa. Dieci case, quindi, un milione di euro. Cento case 10 milioni di euro. Mille case 100 milioni di euro.

Quante sono le case dell’Appennino, ma anche dell’Emilia e di altri posti a rischio? Credo che nessuno le abbia mai contate. A occhio non sono meno di dieci milioni comunque (forse venti). Se fate la moltiplicazione, arrivate a un totale di soldi enorme, credo sopra i mille miliardi di euro (correggetemi, se sbaglio), cioè circa i due terzi di tutta la ricchezza che produciamo in un anno (con la quale dobbiamo far mangiare, vestirsi, ecc., 60 milioni di italiani). Se le case da mettere a norma sono dieci milioni, se fossero ventimila cifra va raddoppiata: una volta e mezza il nostro Pil.

Inoltre, bisogna vedere se si possano fare questi lavori in queste case, e non sempre è possibile. E chi farebbe mai comunque questo intervento su dieci o venti milioni di case? Il professor Tozzi con i suoi allievi, cappello da muratore in testa? Oppure importiamo un milione di muratori dell’Africa?

Si tratta chiaramente di una follia. Come pretendere di andare su Marte in bicicletta. La favola del “bisogna pensarci prima” è insomma una minchiata, una scemenza. E infatti non si è mai fatta. Non per la cattiveria dei politici, ma perché non si può.

A questo punto penso di aver già perso almeno metà dei miei estimatori occasionali, ma vado avanti.

Allora non si può fare niente? Si sta lì, seduti in soggiorno, a aspettare che la casa caschi in testa ai suoi abitanti?

No. Qualcosa (non molto) si può fare: le panic room (il suggerimento è di un lettore). Le panic room sono andate di moda qualche anno fa in America (c’è anche un bellissimo film con Jodie Foster, che si chiama proprio così) per paura della delinquenza. Nella sua sostanza la panic room è una stanza nella casa, blindata, fortissima e non raggiungibile, dotata di mezzi di comunicazioni di emergenza, di viveri e di medicinali di sopravvivenza. Un fortino, dove rifugiarsi in attesa dei rinforzi o dei soccorritori.

Senza andare poi così lontano, possiamo citare le cantine rinforzate, i rifugi anti-bombardamenti, di cui tutta l’Europa ha fatto esperienza (noi compresi) durante la seconda guerra mondiale. Si stava lì, il palazzo ti poteva cadere in testa, ma le cantine resistevano e qualcuno alla fine scavava e ti tirava fuori.

Ecco, basterebbe, dove si può, costruire in queste vecchie case una panic room. Ma, in caso di terremoto, bisognerebbe riuscire a entrarci in tempo. Ci sono, dice qualcuno, sirene che scattano alla prima, minima scossa della terra. Può essere un’idea.

Questa che ho illustrato non è la soluzione perfetta. Ma durante la seconda guerra mondiale milioni di persone si sono salvate così, scappando in cantina. Oggi panic room.

L’inconveniente vero è che i bombardieri venivano avvistati per tempo e partivano le sirene d’allarme. I terremoti, invece, scattano quando vogliono, spesso di notte, e non avvisano nessuno.

Però avere una panic room è meglio che correre sotto il letto o sotto il tavolo della cucina.

Di più non si può fare, con buona pace delle anime belle che hanno la bontà di leggermi”.

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