Terremoto 6.0, il paese di Amatrice non c'è più!

Ancora paura, morti e feriti, in tanti sotto le macerie.

 

Forte sisma tra Lazio, Marche, Umbria ed Abruzzo nella notte. Paura, crolli, feriti, vittime, il comune Amatrice, in provincia di Rieti, distrutto, ridotto a cumuli di macerie. 13 le vittime accertate finora ma è ancora del tutto provvisorio il bilancio della fortissima scossa di terremoto avvertita distintamente nelle regioni del Centro Italia.

Il sisma, secondo l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, ha avuto una magnitudo di 6.0 e una profondità di 4 km ed è stato registrato alle 3.36 con epicentro ad Accumoli, vicino Rieti. A questa prima scossa ne sono seguite molte altre nella notte: una di magnitudo 3.9 vicino Perugia, e altre due di magnitudo 3.9 e 3.8 sempre nei pressi di Rieti. Magnitudo 5.4 per la seconda forte scossa di terremoto registrata alle 4:33, con epicentro tra Norcia (Perugia) e Castelsantangelo sul Nera (Macerata) ed ipocentro a 8,7 chilometri di profondità. Il sisma è stato avvertito anche a Roma e Bologna, ma senza danni. Altre scosse anche dopo le 6 della mattina. Sono stati attivati i numeri di emergenza della Protezione Civile 800840840 e della sala operativa della Protezione Civile Lazio 803555.

Nella zona di Rieti i più colpiti sono i comuni di Amatrice e Accumoli. La situazione più grave ad Amatrice, dove la via principale è crollata quasi completamente e le strade di accesso al paese sono inaccessibili. Due i cadaveri estratti dalle macerie ma si ha notizie di altre tre vittime. Sotto le macerie anche due gemellini di sei anni: Simone è stato recuperato in gravissime condizioni. Si cerca il fratellino Andrea. Con loro ci sarebbero altre quattro persone. Si cercano anche due ragazze afghane di 26 e 27 anni. Si scava ancora, con le mani, per cercare un altro bambino. «Hanno sentito le urla del bimbo e delle sua mamma» testimoniano alcuni fotografi sul posto. Drammatiche le parole del sindaco Sergio Pirozzi: «È un dramma, ci sono dei morti, metà paese non c’è più. Stiamo cercando con tutti i mezzi di portare i primi soccorsi, ma lavoriamo senza luce. Abbiamo mandato tutti agli impianti sportivi» ha spiegato Pirozzi. I primi feriti da Amatrice sono arrivati a L’Aquila: si tratta di persone trasportate anche in elicottero con traumi e fratture agli arti. Altri feriti, di cui due in codice rosso, sono arrivati in eliambulanza a Roma al S. Andrea e al Gemelli. «È un disastro, il paese è semidemolito, siamo senza luce, senza telefoni, in tanti sono ancora sotto le macerie, non riusciamo a quantificare quanti siano» il lamento disperato del sindaco Petrucci che accusa: «Soccorsi in ritardo, la prima squadra dei vigili del fuoco è arrivata alle 7 e 40». La situazione della viabilità è estremamente difficile: al km 136 della statale 4, a circa 4 km dal Comune di Accumoli, il sisma ha provocato un dislivello di circa 15 centimetri su un viadotto. Problema simile su un altro viadotto, il «Tronto secondo», due chilometri più avanti.

11 le vittime ad Arquata, in provincia di Ascoli, sul lato marchigiano del sisma quasi al confine con il Lazio. Si tratta di un uomo di 55 anni, residente nel paese e altri 10 nella piccola frazione che secondo i primi soccorritori «è ridotta a un unico blocco di macerie». Tantissimi i dispersi: si calcola siano un centinaio sui 135 abitanti. Per i soccorritori è una corsa contro il tempo. Estratti vivi due fratellini di 4 e 7 anni, ospiti a casa della nonna che li ha salvati mettendoli sotto il letto e due anziani turisti romani sono invece stati salvati dalle macerie della loro abitazione, crollata.

Inoltre, il forte sisma ha provocato il crollo della parete est del Corno Piccolo sul Gran Sasso.

E’ una tragedia come quella che abbiano vissuto a L’Aquila nel 2009, intanto viene lanciato l’appello per le donazioni di sangue ed a disposizione degli sfollati, 250 alloggi del progetto Case, dopo il terremoto de L’Aquila.

Lo scenario è lo stesso, tanta paura nel cuore della notte, gente che si sveglia di soprassalto e corre in strada, la scossa forte, le vittime. La drammaticità di apprendere la notizia della tragedia appena avvenuta, ancora increduli di fronte alla forza della natura che improvvisamente è in grado di distruggere tutto.

Un paese ridotto a macerie, vite spezzate e la paura che possa accadere nuovamente.

Una soluzione per prevenire questi eventi e far si che le nostre vite, e quelle dei nostri cari, rimangano illese dopo un crollo esiste. Prevenzione è l’unica parola che possiamo usare.

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Pescara, 24 agosto 2016

Jessica per Madis Room – La Stanza Antisismica

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