L’Africa si spacca in due: la faglia inghiotte le case all’improvviso

Si spacca in due l’Africa.

Una frattura ha tagliato in due Nairobi il 3 aprile scorso inghiottendo case intere che, sotto gli occhi della gente in fuga sono sparite inghiottite dalla terra, idem l’autostrada della capitale Nairobi (Kenia) che si è sventrata e per il momento non si sa dove verrà ricostruita.africa spacca in due

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Foto di Quotidiano.net

In realtà si tratta di un movimento che dividerà il continente in 2 nei prossimi 50 milioni di anni ma i cui effetti si sono appalesati come se il disastro si fosse verificato invece in un minuto a causa dell’effetto delle piogge abbondanti successive alla siccità. Fatto sta che il tutto si è verificato all’improvviso quando di botto si è aperta una spaccatura lunga 10 km e profonda 15 metri che ha gettato nel panico la popolazione: la sensazione è letteralmente quella di sentirsi venir meno la terra sotto i piedi, calcolato pure che non si prevede in che direzione si muoverà l’enorme crepa che, quando “nasce”, provoca movimenti tellurici del tutto simili nell’evoluzione e nell’effetto ad un vero terremoto. africa spacca in due

Molti si preparano a lasciare la zona perché stare a cena e ritrovarsi la casa tagliata in due è “corteggiare la morte” come ha detto un’anziana che ha vissuto l’esperienza di essere in casa mentre si è aperta la frattura sotto ai piedi suoi e dei familiari: neanche il tempo di prendere qualcosa, fuga e basta senza capire cosa stesse accadendo.africa spacca in due
Intanto si cerca di capire dove non ricostruire escludendo certamente le aree sotto alle quali passa la faglia.
Un pensiero che sembra logico ma che non è scontato perché all’Aquila si è ricostruito “dove era: le faglie di Pettino o di via XX Settembre hanno visto rispuntare tutto l’edificato che c’era, più bello di prima addirittura. Lo stesso Amatrice e i paesi colpiti dal Sisma Centro Italia.

La domanda che ad UnoMattina è stata posta all’ospite che in Rai rappresentava L’Aquila il 7 aprile scorso, Angelo De Nicola, era quanto mai pregnante: “perché gli Aquilani continuano a ricostruire nello stesso posto?” La risposta per il momento non la abbiamo, come non l’abbiamo per il Vesuvio e simili…
Comunque’, una cosa è certa: gli africani sono arretrati…

L’Aquila, 13 aprile 2018

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